Togo, l’eleganza anticonformista al potere!

Togo, Il divano poltrona simbolo di Ligne Roset creato nel 1973 da Michel Ducaroy è un classico senza tempo senza essere… un classico

Non ha scoccato una freccia come Eros, ma il designer francese Michel Ducaroy, con la sua penna ha fatto innamorare tantissime persone del suo inconfondibile poltrona Togo per Ligne Roset. E chi l’avrebbe mai detto che quella società francese nata alla fine dell’800 in un piccolo centro della regione Auvergne-Rhône-Alpes come produttrice di ombrelli e bastoni da passeggio sarebbe diventata un simbolo del design nel secondo dopoguerra quando iniziò a produrre sedie e mobili.

La poltrona Togo

Non una divano, ma un’icona che, negli anni, è diventato un classico dell’azienda francese Ligne Roset.

Quanto icona? Beh, basti dire che ne sono stati venduti oltre 1 milione di esemplari in 72 Paesi! Saranno i colori spesso vivaci o le forme morbide e avvolgenti, ma basta un’occhiata ad un  Togo per sentire un’irresistibile voglia di provarlo.  O forse per quegli angoli sagomati per offrire sempre il massimo comfort. Le influenze della pop-art sono evidenti nella scelta di forme e colori, ma non invasive.

Togo non è un esempio di pop art, ma una rivisitazione del tutto personale di un designer unico. Un artista capace di pensare a nuove forme biomorfe e all’utilizzo di materiali high-tech sintetici, dalla schiuma alla plastica termoformata fino ai tessuti imbottiti. Fu proprio Ducaroy a spingere la società a sperimentare nuove tecniche di produzione e nuovi materiali, dando vita ad alcuni degli arredi moderni più lussuosi e innovativi di quel periodo.

Tanto che oggi, Antoine Roset, responsabile marketing del gruppo, spiega: “Il rivestimento di Togo richiede un’abilità artigianale unica per la quale la mano umana rimane insostituibile, eseguendo i movimenti precisi che producono le famose pieghe che conferiscono ad ogni pezzo del Togo il suo carattere e personalità. Le macchine vengono utilizzate all’inizio del processo, per misurare e tagliare i materiali, quindi, man mano che il processo continua, l’uomo e la macchina combinano le abilità per cucire il tessuto e l’imbottitura e, alla fine, le abilità umane sono necessarie per rendere il Togo quello che è”.

Togo, grazie alle sue linee armoniose è facilmente accostabile a tanti tipi di stile. Qui sotto vi diamo degli spunti e  suggerimenti su come arredare il vostro salotto sempre con la seduta TOGO.  Oltre a questo vi daremo consigli per decorare e completare il vostro salotto, sempre prodotti di design storico!

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Il contesto storico

Quello che è certo è che la sua vocazione anticonformista tipica del periodo storico che ha visto “nascere” Togo, ovvero gli anni ’70 del 900 affascina oggi come allora.

Non dobbiamo dimenticarci che Ducaroy lavora a Togo all’indomani di quel maggio francese che nel 1968 vede lo scoppio di tutti quei movimenti studenteschi di rivolta sociale, politica e anche filosofica contro la società tradizionale, il capitalismo, l’imperialismo.

Chi è Michel Ducaroy

Nato nel 1925 a Lione, Michel Ducaroy è figlio di industriali nel mondo dei mobili contemporanei, quindi respira design fin da subito. Passione che diventa progetto di vita quando si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Lione.

Ma chi pensa che Ducaroy sia stato solo un designer è fuori strada. Perché entrato giovanissimo a far parte della Roset Company negli anni ‘50 assume presto la responsabilità in ambito di ricerca, sviluppo e della presentazione di progetti lavorando a stretto contatto con l’ufficio marketing e con tutto lo staff tecnico.

Insomma, una sorta di plenipotenziario per quello che riguarda l’aspetto creativo e tecnico. Una scelta coraggiosa quella del titolare Jean Roset ma che si rivelerà vincente.

Prima di Togo, Ducaroy firma altre sedute di Pubblica così poltrone di grande successo, come Adria (1968), la prima poltrona modulare con una seduta vicino al suolo e poi Kashima, Koufra, Safi e Kali.

Michel Ducaroy scompare nel 2009. E come tutti i grandi, le sue creazioni non scompaiono e Togo ne è il perfetto esempio.

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