Pei ed Eileen, un amore infinito…per il design

In autunno tre aste da Christie’s (a New York, Hong Kong e Parigi) con la straordinaria collezione di  Ieoh Ming Pei e sua moglie  Eileen Loo

Da New York ad Hong Kong, passando per Parigi. Un giro del mondo nel nome di quello che si preannuncia come l’evento più atteso per chi si occupa di arte, modernariato e collezionismo. Pochi giorni fa, Christie’s ha annunciato tre aste evento che si terranno a New York, Hong Kong e Parigi il prossimo autunno dove andranno in scena pezzi unici della straordinaria collezione di  Ieoh Ming Pei e sua moglie  Eileen Loo.

Inutile dire che collezionisti, addetti ai lavori e semplici appassionati sono già in fibrillazione perché  siamo di fronte ad uno degli architetti più influenti del secolo scorso (e di questo).

Nella collezione Pei sono iscritti alcuni grandi nomi del calibro di Henry Moore , Jean Dubuffet, Zao Wou-Ki, Franz Kline e Zhang Daqian.

Per raccontare chi era Pei, molti partirebbero citando uno dei suoi capolavori maggiori, la piramide di vetro del Louvre firmata nel 1989. Non sarebbe certo un errore perché si tratta di un’opera incredibile che porta con sé un aneddoto piuttosto curioso.

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collezione di  Ieoh Ming_Pei_moglie _Eileen_Loo

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Pare infatti che il progetto iniziale fosse quello di restaurare il celebre museo parigino. Dinnanzi a questa richiesta, l’architetto sobbalzò e disse qualcosa del tipo: non se ne parla nemmeno, toccare il Louvre sarebbe un sacrilegio!

Parole che dimostrano tutto il rispetto (e l’umiltà) con cui un architetto del suo calibro si è posto dinnanzi ad un luogo sacro per storia, cultura e arte. Di qui un’idea semplice ma rivoluzionaria: costruire una piramide di vetro nel cortile del museo.

Ma per raccontare Pei, noi di Ltwid vogliamo provare a fare qualcosa di diverso. La collezione tanto attesa questo autunno, infatti, porta le firme di di Eileen e I.M. Pei. E la loro fu, prima di tutto, una straordinaria storia d’amore.

Lui, brillante architetto e lei, nipote dell’ambasciatore cinese negli States: uniti da una passione comune per l’architettura e, soprattutto, da un amore lungo 72 anni.

Si conoscono a scuola. Im, laureato School of Architecture del MIT ed Eileen, studentessa d’arte del Wellesley College.

Mentre era al M.I.T., Pei incontrò, Eileen Loo, anche lei cinese emigrata negli Stati Uniti nel 1938 per studiare arte al Wellesley College nel Massachusetts. Fu amore a prima vista e si sposarono non appena lui si laureò, nel 1942. Eileen Pei lo seguirà e pochi anni più tardi si laureò in architettura del paesaggio ad Harvard nel 1946.

Nonostante entrambi venissero da buone famiglie, non furono anni semplici per giovani cinesi perché il Maccartismo degli anni ‘50 aveva instillato nei cittadini (e non solo) la paura di infiltrazioni e spie comuniste nel paese. E la Cina era una uno dei baluardi di questo sistema non tanto per la rivoluzione d’Ottobre quanto per le ombre della “guerra fredda” che aleggiavano in quegli anni.

Ma il talento di Pei ebbe la meglio anche su questi pregiudizi e, con l’amata Eileen, ebbero   quattro figli: tre maschi, T’ing Chung Pei, Chien Chung Pei, Li Chung Pei; e una femmina: Liane Pei. Tra l’altro, sia Chien Chung che Li Chung hanno seguito le orme del padre alla Harvard Graduate School of Design. Infatti Chien Chung Pei ha affiancato il padre a progettare l’ampliamento del Louvre mentre Li Chung  ha lavorato col Pei alla realizzazione della Torre della Banca di Cina a Hong Kong nel 1989.

IM ed Eileen, JKF e Jackie

Cosa c’entrano Im Pei e sua moglie con il presidente americano più celebre, ucciso quel tragico 22 novembre 1963 a Dallas? Due storie d’amore così uguali, eppure così diverse.

Già, perché la sfortunata dinastia statunitense appare “maledetta” mentre Pei ed Eileen vissero felici per moltissimi anni.

E si conobbero. O almeno, Pei conobbe Jackie.

Dovete sapere che in quegli anni Pei iniziò rapidamente a farsi strada nel mondo dell’architettura con diversi incarichi, tra cui il terminal della National Airlines che oggi è l’aeroporto John F. Kennedy di New York, la Newhouse School of Communications dell’Università di Syracuse e la Cleo Rogers Memorial Library a Columbus.

Ma la commessa che “consacrò” veramente Pei fu per un edificio che avrebbe impiegato 15 anni di costruzione e gli avrebbe procurato un senso gloria ma anche frustrazione. La John F. Kennedy Library.

Fu Jacqueline Kennedy che nel 1964, pochi mesi dopo il tragico omicidio che cambio per sempre la storia d’America e del mondo, indicò il suo nome. Jackie e Pei erano coetanei, nati a un solo mese di distanza, e a lei l’idea di affidare un incarico tanto prestigioso ad un giovane professionista piacque subito.

Ma in realtà i lavori per la realizzazione dell’opera, che si trova a Boston, nell’area di Dorchester, e che copre un’area di circa 4 ettari, iniziarono solo nell’agosto del 1977 e terminarono due anni dopo nell’ottobre ‘79.

Burocrazia, beghe politiche e intoppi (Il sito originariamente scelto per ospitare la biblioteca a Cambridge, un altro quartiere di Boston) hanno ritardato il progetto di anni.

La biblioteca e il museo furono inaugurati ufficialmente il 20 ottobre 1979, alla presenza dell’allora presidente Jimmy Carter e della famiglia Kennedy e costò oltre 20 milioni di dollari.

Prepariamoci perché a novembre, quelle che andranno in scena non saranno solo aste evento con tante opere d’arte ma il racconto di una lunga, straordinaria storia d’amore.

 

Photo by https://www.christies.com