Le mille vite di Anacleto Spazzapan

L’artista lombardo Anacleto Spazzapan, dopo una vita passata tra mille lavori diversi si è affermato come un “artista del ferro” grazie ad una tecnica unica. Proprio come la sua storia…

La storia di Anacleto Spazzapan, uno dei designer più originali e in voga del momento, sembra un romanzo. Uno di quelli che non ti stancheresti mai di leggere, certo che nella pagina che stai per sfogliare ti attende qualche sorpresa da togliere il fiato.

E la sua vita, oltre che la sua arte, di sorprese, ne regala parecchie.

C’è chi aspetta la pensione per godersi un po’ di riposo tra cantieri e lavori in corso e chi, invece, per iniziare una seconda vita anche più movimentata della prima.

Anacleto Spazzapan, fa senz’altro parte di questa seconda categoria anche se lui di vite ne ha avute molte più di due. Oggi il suo nome è legato al mondo del design per i suoi pezzi realizzati con una tecnica unica che prevede l’uso esclusivo di tondini in ferro da 3 e 5 mm. Ma questo artista nato a Luino (Va) e residente a Stezzano in provincia di Bergamo ha studiato da geometra, ha frequentato la Scuola Militare di allievi Ufficiali di Caserta e si è cimentato mille lavori diversi: progettista, assistente di produzione, ristrutturazioni e commercio e perfino archeologia.

Poi nel 2011 è cambiato tutto. Un cambiamento che avviene a migliaia di chilometri da qui e dal suo laboratorio nella bergamasca. Ma a raccontarcelo è lui stesso quando gli domando…

Come nasce l’idea di questa tecnica di lavorazione del ferro?

“L’idea nasce nel 2011, perché volevo aiutare 2 saldatori disoccupati. Mi trovavo in Indonesia per degli scavi archeologici per conto del governo Indonesiano e ho ospitato l’amico  designer Giovanni Minelli designer che ha lavorato con alcuni operai del posto. Poi sono tornato in Italia e quando sono volato di nuovo in Indonesia questi due saldatori indonesiani che avevo conosciuto in quell’occasione erano rimasti senza lavoro. Ho passato qualche giorno offrendo loro il caffè e pensando a come avrei potuto aiutarli e così mi è venuta l’idea di improvvisarmi designer e chiedere loro di realizzare dei pezzi per me”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi cosa è successo?

Li ho fotografati e li ho mostrati all’ing. Paolo Bertucci della Etabret di Bologna. A lui sono piaciuti molto e mi ha consigliato di farne altri ma…”

Ma?

“Non avevo i fondi per realizzare un bel niente così lui si incaricò di finanziare questo progetto. Il risultato è che per lui ho fatto una quarantina di modelli fra tavole, scrivanie, divani… Il bello è che godevo della massima libertà”.

Come avviene la realizzazione delle sue opere?

“La realizzazione è lenta. Vado in Indonesia ogni tre mesi circa, entro in questo vecchio capannone malmesso dove piove perfino dentro e col gesso, per terra, disegno gli schizzi che voglio realizzare e gli operai costruiscono i pezzi partendo da una verga di ferro di 6 metri. Servono solo 15-20 giorni per realizzare la struttura, poi tutti i componenti vanno saldati insieme e rifiniti”.

Questo lavoro avviene sempre in Indonesia?

Sì, ma non lo fanno i lavoratori da soli. Io stesso prendo i pezzi in mano e li saldiamo insieme perché voglio che siano esattamente come li ho pensati. E non è mica finita qui…”.

Vada avanti…

“Quando i pezzi arrivano in Italia all’interno dei container manca ancora la rifinitura. Così prendo martello e flessibile e li sistemo”.

Poi sono pronti per la vendita…

“Non esattamente. In realtà alcuni restano nel mio laboratorio e solo alcuni vengono messi online dai miei clienti, io non mi occupo di questo aspetto commerciale e anzi le confesso che non avendo alcun dimestichezza con le nuove tecnologie, quando mi hanno detto che i miei pezzi erano in vendita online sono rimasto sorpreso perché nemmeno lo sapevo”.

Vuol dire che non sapeva di essere diventato famoso?

“Macché! Come designer ho realizzato circa 300 modelli, anche perché non ho mai replicato un pezzo più di 3-4 volte al massimo, sperimentando anche altre tecniche di lavorazione,  saldando in testa i pezzi e poi sovrapponendoli, ma l’ho fatto per mio piacere personale, non per venderli. Quindi quando ho scoperto che i miei pezzi venivano acquistati su internet da collezionisti di tutto il mondo sono rimasto sorpreso, piacevolmente sorpreso ovviamente”.

Progetti futuri?

“Ultimamente mi atteggio ad artista. Ho fatto troppi lavori per prendermi troppo sul serio e definirmi un artista. In ogni caso ho un progetto in corso che mi sta molto a cuore”.

Le va di parlarne?

“Certo. Avevo per la testa due grandi temi che volevo affrontare: l’omosessualità e la religione. Capirà che sono entrambi temi piuttosto delicati dove il rischio di scadere nel volgare o nel blasfemo è alto. Però alla fine ho scelto di occuparmene e ho realizzato delle sculture a grandezza reale di alcune scene note come l’ultima cena e la crocefissione. L’ho fatto da non credente ma da persona che ha il massimo rispetto per chi crede e per le religioni”.

“Da non credente mi avevano colpito le parole di Papa Francesco sull’omosessualità nella chiesa e così ho scelto di cambiare prospettiva e nell’ultima cena ci sono 13 donne. Così come nella crocefissione ci sono tre donne vicine tra loro ma senza la croce. Il risultato è che l’ultima cena è una scultura in ferro larga 7 metri e alta due”.

E cosa farà quando le opere saranno pronte?

“Beh, prima di tutto quando arriveranno dovrò rimontarle e passarle con una vernice trasparente contro la ruggine. Poi dovrò colorarle e “vestirle” con una serie di stracci colorati. Insomma, ci sarà ancora un bel po’ di lavoro ma spero di poterle esporre quando saranno pronte”.

Nel frattempo ha altri progetti in corso?

“Sì, mi sto dedicando a delle composizioni con materiali di scarto. Dal legno scartato dalle lavorazioni industriali ai componenti elettronici dei computer fino al polistirolo. Sono questi i materiali con i quali sto lavorando in questo momento”.

Mica male come vita per un signore classe 1943 che è in pensione ormai da qualche anno ma di starsene su un divano davanti alla tv non ci pensa proprio. Di Anacleto Spazzapan colpiscono fantasia, energia e modestia.

Un uomo fuori dal comune, che non ama definirsi artista ma che, a tutti gli effetti, lo è in un modo assolutamente originale. E lo è dopo aver fatto mille lavori diversi. O forse proprio grazie al fatto di aver svolto mille lavori. Con quella ironia e quel gusto di non prendersi mai troppo sul serio tipici delle persone pratiche, intelligenti, brillanti.

Insomma, su di Spazzapan ci si potrebbe scrivere un libro. Chissà mai che un’idea del genere non l’abbia già lui in cantiere in una prossima vita da scrittore…