Le 5 Case straordinarie… di designer straordinari

   Dalla casa di Lina Bo Bardi in Brasile a quella di Alvar Aalto a Helsinki, passando per Milano. 5 case e Dimore private o meglio opere d’arte, che sono diventate un patrimonio per tutti…

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha sognato di avere la possibilità di costruire ed arredare la propria casa come meglio crede? Questo è ovviamente un privilegio riservato a pochi. Ma il punto è che la casa deve raccontare qualcosa di chi la abita. Forse deve esserne addirittura lo specchio ma, certamente, non può essere considerato solo un luogo.

E d’altra parte, proprio in questi giorni in cui siamo tutti costretti in casa per arginare e superare l’emergenza coronavirus, molto di noi hanno imparato a riscoprire e vivere la propria casa in un modo a volte inedito.

Non si tratta di realizzare la casa dei sogni, ma la propria casa. Solo che, quando è un grande architetto a progettare la propria casa, spesso le due cose coincidono. Se pensare alle abitazioni di progettisti e designer di fama mondiale come a luoghi eleganti può apparire scontato, fare un viaggio tra alcune di queste “dimore” può essere un’esperienza (virtuale e non solo) sorprendente e ricca di ispirazioni tra alcuni dei più splendenti esempi di modernismo. Da aggiungere che ogni elemento di decoro dalle luci alle poltrone, i mobili sono stati disegnati e realizzati dai loro proprietari. All’epoca non solo le mura venivano progettate su misura ma anche i loro arredi!

La casa di Lina Bo Bardi a San Paolo

San Paolo, 1951. Casa de vidro (casa di vetro) è il soprannome della residenza paulista di Lina Bo Bardi. Un’opera d’arte in stile razionalista domina tutta la megalopoli brasiliana dall’alto del promontorio su cui poggia delicatamente con i suoi pilastri in  armonia con la natura verde che la circonda. In parte ricorda l’architettura organica di Lloyd Wright di cui abbiamo scritto recentemente…

L’essenzialità che caratterizza l’esterno della villa è lo stesso che ritroviamo all’interno delle piccole camere dominate da quell’enorme salone open space con il suo tavolo da pranzo rotondo, il caminetto di marmo verde brasiliano. Ma sono le ampie vetrate a “immergere” la casa nell’ambiente che la circonda.

Proprio per la sua casa de Vidro, Bardi riserva una delle sue creazioni più originali: la Bowl Chair o poltrona scodella, progettata nel 1951 e realizzata in due soli esemplari per la sua meravigliosa abitazione paulista.

Un’altra casa di vetro: quella di Pierre Chareau a Parigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da una casa di vetro all’altra… Questa volta dal Brasile ci spostiamo in Francia per ammirare  la casa di uno degli architetti e designer francesi più celebri e avanguardisti: Pierre Chareau.

Qualcuno lo ha definito una figura quasi leggendaria e certo è che la Casa di Vetro a Parigi sulla rive gauche è l’unico suo lavoro da architetto rimasto ai giorni d’oggi. Ed è per questo che includiamo questa opera completata nel 1932 nella nostra selezione anche se non fu l’abitazione di Chareau (gli fu commissionata dalla moglie di un medico parigino, il dottor Dalsace).

La progettazione di questo capolavoro nel cuore del 7° arrondissement iniziata nel 1928 rappresenta ancora oggi un caso di studio nei libri di architettura che esalta il pieno le doti del progettista e la naturale eleganza con cui è in grado di creare ambienti sempre  diversi, progettando non solo gli arredi ma anche la loro disposizione.

Ma non è solo questo a fare de “la maison de verre” un unicum. Quella che è nata da un vecchio albergo incastonato tra altri palazzi dell’800 e che affaccia su un cortile è non solo la casa dei coniugi Dalsace ma anche la clinica del dottore con tanto di studio al piano terra. Le due facciate principali della casa, esposte a nord e sud, furono costruite utilizzando una superficie di blocchi di vetro traslucido, intervallati da aperture in vetro trasparente.

Scale, pareti scorrevoli e strutture metalliche e dettagli in vetro satinati caratterizzano interni dove regna un eleganza sofisticata e mai banale.

Tanto per farci un’idea, in un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera diversi anni fa, lo scrittore catalano Enrique Vila-Matas guardando un reportage sulla Maison de Verre, a Parigi scrisse: “Quel paesaggio domestico mi sembrava essere esattamente ciò che in tutta la vita avevo desiderato per la casa che non ho mai avuto”.

La casa di Alvar Aalto a Helsinki

Il senso della luce, in un paese dove gli inverni sono lunghi e bui e il sole non tramonta mai d’estate è un elemento particolare, addirittura decisivo. Lo è sempre stato per il designer finalndese Alvar Aalto che per molti anni ha vissuto ad Helsinki in un gioielli modernista che da il senso del razionalismo nordico più autentico.

Già, perché la casa che ha progettato e ultimato nel 1936 in un quartiere residenziale lontano dal centro della capitale finlandese è essenziale, semplice dall’esterno con i suoi mattoni bianchi e i rivestimenti in legno ma estremamente accogliente al suo interno con uno splendido pianoforte a coda e numerose opere d’arte esaltate da un gioco di luci che rende tutti gli ambienti interni estremamente luminosi. E poi quel tavolo contro la finestra, su cui sono ancora poggiati i “ferri del mestiere” che sembra lì per raccontare un’infinità di storie.

Dopo la morte della seconda moglie del designer, Elissa, la Fondazione Aalto ha permesso le visite anche all’abitazione privata oltre allo studio di architettura che dista appena 500 metri dalla casa.

La Eames House di Los Angeles

Loro sono stati definiti come la coppia più bella del mondo del design e la loro casa non poteva che essere un omaggio al loro grande amore. Charles e Ray, architetto e pittrice o, più semplicemente, gli Eames.

Alla fine degli anni ’40 partecipando al progetto Case Study Houses per la realizzazione di edifici di edilizia residenziale, tra le tante case che progettano, realizzano quella dove abiteranno per tutta la loro vita in una località della costa poco distante da Los Angeles.

La location era incantevole di per sé con un grande prato all’ombra di di due eucalipti centenari a due passi dalle onde dell’oceano. Un luogo sospeso tra la meraviglia della natura e il cuore pulsante di LA.

In pieno stile Eames, niente doveva essere semplicemente “bello” ma ogni elemento interno della casa serviva ad uno scopo, a risolvere una necessità. Funzionalità sempre e ad ogni costo.

Ma questa “ossessione” per la funzionalità non andava evidentemente a scarificare nulla alla creatività, non a caso la Eames House è tuttora considerata come uno dei maggiori esempi del modernismo americano.

Le grandi vetrate a tutta parete che caratterizzano l’esterno sono solo il preludio ad interni da togliere il fiato dove tutte le opere d’arte che Charles e Ray amavano collezionare durante i loro viaggi in giro per il mondo hanno trovato un posto speciale rendendo il loro “nido d’amore” un ambiente semplicemente unico.

 

L’ultima casa di Gio Ponti a Milano

Voliamo sull’oceano atlantico e da Los Angeles torniamo a casa, destinazione Milano. Sono tanti gli esempi di splendide case arredate in stile modernista nella capitale italiana del design, ma questa volta abbiamo scelto di parlare dell’ultima residenza di Gio Ponti in via Dezza 49 non lontano da via Washington.

Tra le residenze milanesi del grande progettista, questa realizzata tra il 1956 e il 1957 (insieme a Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli) ha un sapore particolare sia perché è l’ultima in cui visse sia perché ospita numerosi arredi arredi disegnati da Ponti tra il 1935 e gli anni ’50. Non a caso, questa residenza è stata protagonista assoluta dell’esposizione “Vivere alla Ponti” allestita  da Molteni&C e Rubelli nel 2012.

Un edificio particolare che fu costruito su di un lotto che ospitava già lo studio Ponti e che spicca rispetto agli edifici vicini per la sua variegata composizione cromatica. Ciascun appartamento, nelle intenzioni originarie del progetto, poteva avere una differente colorazione scelta dagli inquilini, per dare un immagine più spontanea all’insieme.

Ogni alloggio è immaginato come un unico, vasto ambiente (sono chiusi solo i locali di servizio sul lato nord) che nell’appartamento disegnato dall’architetto per la propria famiglia arriva ad inglobare anche le stanze da letto e lo studio, nell’ininterrotta continuità della pianta aperta finalmente realizzata e rafforzata dell’unico pavimento in ceramica, a strisce diagonali.

Uno spazio domestico atipico che ha ispirato numerose soluzioni che, negli anni a venire, avrebbero caratterizzato lo stile dell’abitare domestico. Precursore. Sempre e comunque.

Infine…

Restiamo in Lombardia, a pochi chilometri da Milano. Perché c’è un’ultima casa a cui avevamo già dedicato un articolo tempo fa: Villa Borsani a Varedo in provincia di Monza e Brianza.

Il gioiello di famiglia dove Osvaldo Borsani ha vissuto per molti anni insieme al fratello. Un capolavoro che non può non essere citato in un articolo dedicato alle case straordinarie di designer straordinari.

Se è vero quel vecchio proverbio arabo per cui: “la felicità non è un posto in cui arrivare ma una casa in cui tornare”, quelli che abbiamo appena visto non sono solo dei capolavori di modernismo, ma anche luoghi di pura felicità e ispirazione.