Il ritorno del vintage. Perché piace sempre di più?

di Pietro Mercaldo

Il vintage oltre ad essere un trend sempre più in crescita, per molti è diventato un vero e proprio stile di vita.

 

Per i teenager, alla fine degli anni Ottanta, il vintage era il primo approccio alla moda.

A.N.G.E.L.O. (Lugo di Ravenna) nel suo primo negozio, oggi protagonista e punto di riferimento per stilisti e appassionati del genere, faceva sognare quei giovani con i vecchi Levi’s, i parka militari, gli impermeabili Burberry, gli stivaletti beatles e i classici mocassini.

Da sempre i più grandi designer del mondo della moda si rifanno, per i loro nuovi progetti, ai capi vintage, fonte indiscussa di ispirazione.

Qualche settimana fa è arrivata la conferma dal Report sulla Moda del 2020, redatto da Lyst, che individua nel vintage uno dei temi chiave, capace di generare oltre 35.000 ricerche nel solo mese di settembre e di far aumentare del 104% l’incidenza di espressioni come “second hand” e “usato”. Numeri che certificano la portata del fenomeno e si allineano con quelli di uno studio della piattaforma ThredUP, secondo cui il mercato del “resale” raggiungerà entro i prossimi tre anni un valore di ben 51 miliardi di dollari.

Le immagini di botteghe polverose, stipate di indumenti dismessi, mercatini delle pulci con pile di abiti accatastati alla buona, vendite di beneficenza e affini, sembrano appartenere a un’altra era geologica; ora il termine vintage è sempre più frequentemente sinonimo di “coolness” se non addirittura di nuovo lusso.

 

Burberry’s Vintage. Credit photo by Pinterest

Risparmiare senza sacrificare la qualità.

Le ragioni alla base di una crescita così impetuosa sono diverse e, probabilmente, si sovrappongono le une alle altre: la prima è certamente la possibilità di risparmiare senza sacrificare la qualità che anzi, il più delle volte è quella tipica dei capi o accessori griffati, pensati per durare; a prescindere dalla disponibilità economica, poi, oggi si tende a rifuggire l’omologazione per abbracciare uno stile sempre più personale.

È molto interessante anche il graduale scomparire della diffidenza per l’oggetto usato, non di prima mano, che era una barriera culturale non indifferente all’acquisto.

Tutto viene poi fortificato dal trend, ormai decennale, dello stile “mix and match” perché il nuovo e il vintage, insieme, sono ancora più “cool”.

 

Credit photo by Pinterest

La svolta ecosostenibile.

Cambiando punto di vista, qualcuno si è finalmente accorto dell’aspetto ecosostenibile di questo mercato, in una logica di risparmio e riciclo. Vintage significa inquinare meno.

I consumatori di domani saranno più attenti di quelli di oggi? Una parte di loro sicuramente sì.

Non è un caso che la grande maison inglese Alexander McQueen abbia comunicato di aver stretto una alleanza con Vestiaire Collective per lanciare un inedito modello di business dedicato all’abbigliamento pre-owned nel rispetto dell’economia circolare.

Siamo felici”, afferma Emmanuel Gintzburger CEO di Alexander McQueen, “di essere la prima maison al mondo a collaborare con Vestiaire Collective sul programma Brand Approved e di dare nuova vita a pezzi magistralmente realizzati”.

 

Alexander McQueen at Paris Fashion Week Spring 2020. Credit photo by Pinterest

Da Grailed, e-store maschile dall’offerta sterminata, a Farfetch, con la selezione pre-owned che va dai Patek Philippe anni ’70 alle giacche di Comme des Garçons, oggi la proposta è amplissima.

Con l’obiettivo di accelerare la crescita e la sostenibilità nel settore moda dopo un anno durante il quale il volume di affari delle transazioni è aumentato del 100%, Kering, grande gruppo del lusso, ha acquistato il 5% di Vestiaire. Il gruppo Kering dimostra di voler incoraggiare modelli di business innovativi e sostenibili, abbracciando le nuove tendenze del mercato ed esplorando nuovi servizi per i clienti. “Sono scelte che si sposano naturalmente con il nostro spirito imprenditoriale, la nostra strategia di sostenibilità pionieristica e la visione moderna che abbiamo del settore del lusso”, ha commentato François-Henri Pinault, presidente e CEO di Kering.

L’emozione che provo nell’indossare un pezzo vintage deriva anche dalla sua storia. Spesso quello che oggi è vintage veniva ideato non solo per essere “bello” ma per essere duraturo ed unico nel suo genere. Questa ricerca e perfezione sono ciò che rendono questi capi ancora più speciali. Pietro Mercaldo