Il design d’autore in Italia da riscoprire secondo Luigi Bosa

Noi di Ltwid abbiamo incontrato Luigi Bosa, responsabile del dipartimento design della maison bresciana Capitolium e con lui abbiamo parlato di aste, nuove tendenze e molto altro…

Parlare di aste con Luigi Bosa, responsabile del dipartimento design della maison Capitolium Art significa non fermarsi ai numeri. Vuol dire andare oltre, in un viaggio ideale che dal presente ci riporta al modernariato e poi ancora più indietro fino all’art nouveau e a quella secessione viennese che ha dato origine al modernismo italiano. E parlare di design significa non fermarsi ai classici nomi noti, ma avventurarci alla scoperta di artisti erroneamente definiti minori.

Luigi Bosa, responsabile del dipartimento design della maison Capitolium Art

Ma un esperto come lui non è tipo da fermarsi alle etichette. Anzi, il suo lavoro è tutt’altro. Ma prima di iniziare questo viaggio con lui, gli chiediamo qualche cenno in più su una maison come Capitolium che si è già ritagliata uno spazio importante nel mondo delle case d’asta italiane ma che, di fatto, ha poco più di dieci anni (leggi anche l’articolo de Il Sole 24 Ore)

D: Quando inizia la storia di Capitolium Art?

sede capitolium palazzo cigola fenaroli
Palazzo Cigola Fenaroli

R: “La casa d’aste nasce tra il 2007 e il 2008 da quella che era un’attività di famiglia. I figli hanno continuato il lavoro del padre e la maison ha sede nella splendida cornice di Palazzo Cigola Fenorali, uno splendido edificio nel cuore all’interno di una residenza nobiliare. I primi anni sono stati dedicati all’antico, poi è stato introdotta l’arte contemporanea ed è dal 2013 che c’è anche un dipartimento di design. Abbiamo iniziato con due asta cartacee di design all’anno e quest’anno, oltre alle aste tradizionali ne abbiamo in programma tre online”.

D: C’è qualcos’altro che distingue il dipartimento design di Capitolium rispetto ad altre realtà?

“Il mondo del design è piuttosto impegnativo perché si ha a che fare ogni giorno con pezzi molto diversi tra loro. Ecco perché abbiamo scelto di dividere l’oggettistica dai vetri e dalle ceramiche. Il vetro di Murano, tanto per fare un esempio, è talmente particolare che, in fondo, è giusto viva di vita propria e per offrire un servizio di altissimo livello ci affidiamo a un curatore di fama internazionale specializzato proprio nel vetro di Murano”.

D: Esiste un vostro target ideale?

“Possiamo identificarlo come il pubblico tra arte contemporanea e nuovo collezionismo. Badate bene, questa tendenza non riguarda solo il pubblico, ma anche gli artisti tra i quali c’è sempre una maggiore propensione a quella forma di astrattismo che si ritrova proprio nelle forme di design”.

D: C’è qualche designer che va per la maggiore in questo momento?

“Diciamo che è il marketing delle major a stabilire quali sono i designer che vanno per la maggiore in un determinato periodo. Diciamo che in questi ultimi anni, artisti come Giulio Minoletti accanto ad evergreen come Gio Ponti hanno uno spazio maggiore. Quello stesso spazio che in passato era riservato ad altri come nel periodo dell’esperienza brasiliana o di quel cinetismo e space age a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 che oggi hanno ceduto il passo ad esponenti del secondo dopoguerra e del periodo 1948-’58”.

D: Qual è il segreto per preparare un’asta?

“Pazienza, prima di tutto. Oggi preparare un’asta è sempre più difficile sia per la concorrenza che è aumentata in modo significativo, sia perché molti si aspettano di trovare il tesoro, il pezzo unico in qualsiasi casa o in qualsiasi mercatino. Non è così. Questa frenesia ci impone di non essere mai superficiali e di cercare con pazienza pezzi autentici, andando direttamente all’origine. Inoltre, credo che la differenza oggi la facciano anche le schede. I clienti vogliono schede sempre più dettagliate e non si accontentano del pezzo ma vogliono conoscerne proprio l’origine”.

D: Come selezionate i vostri designer?

“Spesso basta uno sguardo, ma io non mi accontento dei soliti nomi noti. Mi piace fare un lavoro di ricerca nelle biblioteche perché l’Italia è piena di artisti definiti minori, ma che minori lo sono solo sulla carta. Prendiamo Edoardo Detti che tra l’altro farà parte della nostra prossima asta (Asta 260 – “Fine Design dal 2 al 7 maggio prossimi – ndr): è stato un grande architetto che ha persino scritto un saggio con Carlo Scarpa, tanto per intenderci. O pensiamo anche a Renzo Burchiellaro che, per anni, è stato confinato come “artista locale” le cui opere erano conosciute solo in Veneto o quasi. Nel mio piccolo io provo a farli riscoprire e mi fa piacere quando questo lavoro mi viene riconosciuto e viene apprezzato”.

D: il design come investimento. Cosa ne pensa?

“Sono convinto che ormai le persone abbiano interiorizzato questa idea. D’altra parte, quando ci sono dei record in un’asta questo significa che nella maggior parte dei casi, quel pezzo tra dieci anni avrà un valore maggiore. Ovviamente ci sono dei bluff, ma questi sono rischi che fanno parte del mestiere. Il punto è che il design d’autore è un buon investimento. Il nostro lavoro è quello di accostare nuovi nomi a quelli più noti e magari rivalutando movimenti come quello liberty o l’art nouveau, piuttosto che la corrente della secessione viennese che ha ancora straordinarie potenzialità”.