I veri artisti non brevettano mai

Brani di storia dell’arredo

di Pietro Mercaldo

Con questi “brani” desidero approfondire un periodo che ritengo particolarmente significativo nella storia del design dell’arredo che va dal 1920 al 1980 circa, periodo in cui architetti e designer hanno ideato oggetti che sono ormai diventati di uso comune e vere e proprie “icone”.

La BAUHAUS è stata una grande scuola tedesca, fondata a Weimar nel 1919, che ha dato un enorme contributo alla cultura del design con autori come Walter Gropius, fondatore e primo direttore, Marcel Breuer, Mies van der Rohe, Adolf Loos e tanti altri. Essa si basava sulla dottrina secondo cui arte e vita pratica potevano essere riconciliate mediante l’astrattismo inteso a creare forme universali per l’industria e il design.

La Bauhaus (che letteralmente significa “la casa dell’architetto”) è stata un vero e proprio movimento di rottura in quanto fu la prima a sostenere che la produzione industriale non andasse realizzata solo per un singolo mobile ma che bisognasse ridurre le architetture in oggetti calcolabili facendone dei moduli per poterli ripetere.

Un elemento fondamentale della Bauhaus era la standardizzazione, cioè riuscire ad eliminare tutto quello che era decorazione e tutto quello che era superfluo, focalizzando l’attenzione su ciò che era indispensabile. Si trattò dunque di un movimento “democratico” nel senso che portò avanti un ideale che era quello di una casa per tutti e che contenesse lo stretto necessario per la vita di tutti i giorni.

In questa scuola si formò l’architetto e designer di origini ungheresi Marcel Breuer (1902 – 1981), autore dei due oggetti d’arredo su cui mi vorrei soffermare: la poltrona Wassily e la sedia Cesca, due delle sedie più note della storia del design.

Breuer progettò la poltrona Wassily, dedicata al pittore russo Wassily Kandinsky, nel 1925. Con un comune tubo di acciaio piegato attraverso degli stampi e senza saldature (ci sono solo 6 viti), e con delle cinghie in tela anch’esse prodotte industrialmente (la prima versione era in tela e non in pelle come siamo abituati a vederla oggi), Breuer riuscì a dar vita a un pezzo magico, unico e intramontabile. Un oggetto che era un vero capolavoro di estetica e oltretutto a un prezzo accessibile, considerando che fino ad allora i complementi d’arredo venivano prodotti artigianalmente e non in serie, quindi si era di fronte a una vera rivoluzione.

La sedia S 32 o S 64 (versione con o senza braccioli) più nota con il nome di Cesca (dal nome della figlia adottiva Francesca) vide la luce nel 1928 e fu il frutto di una serie di elaborazioni della sedia dell’architetto olandese Mart Stam (1899 – 1986). Stam fu probabilmente il primo, o uno dei primi, ad utilizzare del comune tubo di acciaio, quello delle condutture del gas, riuscendo a sagomarlo in modo da ottenere la struttura portante di una sedia (detta anche “sedia pensilina” perché molleggia). L’idea di usare l’acciaio, così come Thonet a suo tempo utilizzava il legno, era nell’aria. Quelli realizzati da Stam furono i primi prototipi di sedie prodotte in questo modo. Dopodiché nacquero i prodotti definitivi ma tutti abbastanza contemporaneamente per cui non si seppe mai chi fu effettivamente il primo a produrli, se Mart Stam o Marcel Breuer o, addirittura, l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe (1886 – 1969) che aveva già realizzato una sedia senza le gambe posteriori: il modello MR 10, esposta, insieme alla sedia di Stam, all’esposizione del Werkbund Die Wohnung per la Weissenhof di Stoccarda del 1927.

Breuer, per la sua sedia si ispirò certamente ad esse, anche se aveva già anticipato il concetto di sedia a sbalzo nello sgabello ad “U” ideato nel 1925 per la mensa del Bauhaus.

L’ideazione della sedia a sbalzo è comunque da attribuirsi a Mart Stam, così come stabilito dalla Corte Federale tedesca che gli assegnò la paternità dopo una causa legale durata diversi anni poiché il suo progetto (a differenza di quello di Breuer) era coperto da brevetto.

Anni dopo, Dino Gavina avrebbe ironicamente commentato che secondo lui, invece, l’ideatore della sedia a sbalzo sarebbe stato proprio Marcel Breuer perché “i veri artisti non brevettano mai”!

Al di là della polemica, il progetto di Breuer estese e proiettò nel futuro le famose sedie di Thonet: al telaio in tubolare d’acciaio erano fissati la seduta e lo schienale realizzati con profili di faggio laccati di nero, o lasciati naturali, dove erano montati degli inserti in paglia di Vienna.

Sia la Wassily sia la Cesca sono sedie di design per un arredo classico e senza tempo. Nonostante l’età, si presentano di una raffinata modernità cosa che le rende adatte per arredare con discrezione case e uffici indipendentemente dal loro stile d’arredamento.

Grazie a questi progetti si avviò un cambiamento che fu in grado di innescare una vera a propria rivoluzione: sperimentare nuovi codici e nuovi materiali che fino ad allora non parlavano lo stesso linguaggio. 

Ciò che si impiega nell’industria, nel lavoro o nel consumo quotidiano può, grazie a una visione diversa, diventare arte. 

In seguito, lo stesso percorso verrà intrapreso da artisti come Alberto Burri, Piero Manzoni, Ettore Sottsass, solo per citarne alcuni, o da stilisti di moda che hanno trasformato abiti da lavoro o da sport in vere icone di stile. 

Concludo sottolineando, quindi, quanto siano importanti la sperimentazione e la ricerca, quanto un’idea possa far nascere un mondo nuovo.