Gli scheletri (e i colori) di Diego Dutto

Intervista con lo sculture torinese Diego Dutto tra animali carrozzati, scheletri e…

Passione, coraggio e un pizzico d’incoscienza. Sono gli ingredienti che ognuno di noi e che Diego Dutto ha inserito nella ricetta che lo porta ad inseguire i propri sogni, lasciando magari la strada più semplice per incamminarsi su quella più accidentata.

In fondo, Honoré de Balzac scrisse che: “La scultura è come l’arte drammatica, la più difficile e insieme la più facile di tutte le arti. Copiate un modello, e l’opera è compiuta; ma imprimervi un’anima, creare un tipo, nel rappresentare un uomo e una donna, è il peccato di Prometeo”.

Vivere d’arte e di scultura è senza dubbio un percorso tutt’altro che agevole, fatto di curve, salite e strapiombi. Specie per chi, come Diego Dutto, originale artista torinese classe 1975, con una laurea in architettura in tasca avrebbe potuto dedicarsi a percorsi professionali più lineari.

Ma di lineare, nella sua opera, per fortuna c’è poco. E così lui, figlio di un antiquario, ha deciso di inseguire un sogno che, nel giro di una decina d’anni lo ha portato a mostre personali nella sua città, a Milano, a Benevento, diverse mostre collettive, premi e riconoscimenti importanti. “Era qualcosa che sentivo dentro da sempre. Certo, bisogna crederci e non arrendersi alle prime difficoltà” assicura lui. E c’è da

credergli.

Non arrendersi e rialzarsi, anche quando si cade. Questo è lo spirito che ha ispirato uno dei suoi progetti interessanti: “Mi sono rotto!!! Ora si cambia…” che negli anni scorsi lo ha portato a lavorare su oggetti di design particolarmente pregiati, pezzi unici o serie limitate, per restituire loro vita e valore oltre il danneggiamento subito.

Ma procediamo con ordine. Perché il primo macro ciclo di opere in ordine di tempo è quello che riguarda “Evolutionae” un interessante progetto di sculture carrozzate meccaniche che rielabora animali per loro natura quasi preistorici in chiave moderna, donando loro cromature, forme e colori di bolidi a motore (che – ma questo è solo casuale – nascono nella capitale italiana dell’automobile).

“L’intenzione era quella di creare un contrasto forte tra la natura e il mondo delle auto e delle moto sportive e l’ho fatto non solo attraverso i colori vivaci che spesso caratterizzano i veicoli da corsa ma giocando con vernici metallizzate e tinte platino e oro” spiega Dutto. Poi, ogni progetto, prende forma col tempo e dagli animali si passa al cuore e alle forme astratte fino ad “Evol” che declina in chiave motoristica fino quasi a ribaltare il concetto d’amore espresso dal grande Robert Indiana con quel capolavoro di pop art che è “Love”.

Se gli animali sono i co-protagonisti di “Evolutionae”, lo sono in qualche modo anche di “Scheletrica, collezione con una storia molto particolare che Dutto ci racconta così: “Scheletrica nasce da un vecchio progetto dei tempi dell’università quando lavorai a delle sedie particolari con una struttura quasi ossea. Oggi, nel mondo dell’arte contemporanea, tanti lavorano con le ossa ma io, che ho ripreso in mano questo progetto dopo anni, ho cercato di farlo da una prospettiva diversa, creando forme ossee impossibili che in natura non esistono”.

Ispirazioni? Nessuna in particolare, anzi. “Naturalmente ci sono grandi scultori e designer che ammiro, ma cerco di mantenere sempre uno stile molto personale. Anzi, quando mi accorgo che qualche mio progetto si avvicina in qualche modo ad altre opere cambio immediatamente strada”.

Figlia, o conseguenza se preferite, di “Scheletrica” è “Organikall”, l’ultimo progetto in ordine di tempo dell’artista piemontese che stavolta si è divertito a giocare con materiali nuovi sperimentando nuove resine e perfino il cemento.

Le opere di Diego Dutto si gustano tutte d’un fiato perché hanno in sé freschezza, originalità e  contrasti più profondi che evidenti. Una produzione che viaggia su cicli ma che, talvolta, fa delle fermate improvvise per cambiare direzione come nel caso della zuppiera in ceramica “Oca-cchio!” esposta al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Non a caso alcuni suoi pezzi hanno avuto passaggi in aste internazionali di rilievo.

Per maggiori informazioni: www.diegodutto.it