Domus, Stile e Casabella: pagine di storia del design italiano

Fra tante pubblicazioni, queste tre riviste hanno segnato un’epoca e continuano a farlo. Proviamo a scoprire perché attraverso la loro storia…

 

Vi è mai capitato, sistemando casa oppure riempiendo gli scatoloni in vista di un trasloco, di imbattervi in vecchie riviste che avevate acquistato e letto anni prima?

Se è successo anche a voi, probabilmente non avrete resistito alla curiosità di sfogliarle, anche solo velocemente. Forse saranno riaffiorati ricordi di articoli o immagini di fotografie che, proprio come quelle stesse riviste, erano nascosti chissà dove in qualche cassetto della memoria. O forse no. Poco importa.

Il punto è ogni argomento, settore o passione si può vivere anche attraverso la storia delle riviste che lo hanno raccontato e che, nonostante la crisi dell’editoria, continuano a farlo anche oggi. E questo è tanto più vero se parliamo di architettura, design e modernariato. Tante sono state le pubblicazioni che in questi anni hanno provato, con alterne fortune, a raccontare le tendenze del design e, perché no, anticiparlo, immaginarlo – a volte persino criticarlo – attraverso la voce (o meglio la penna) dei protagonisti di questo mondo.

Ma quando parliamo di modernariato e design le tre riviste che, per motivi diversi, hanno segnato un’epoca sono senza dubbio:

  • Domus
  • Stile
  • Casa Bella

Non sono solo riviste che hanno raccontato il design e il modernariato ma “laboratori culturali” che hanno contribuito a definire l’evoluzione artistica nel corso del tempo.

Attraverso il lavoro e il cuore di giornalisti, tecnici, designer e architetti, fotografi e a volte semplici appassionati.

Forse, per un millenials abituato a leggere i contenuti che desidera nel momento che desidera sul proprio smartphone sarà difficile da comprendere, ma chi di noi ha qualche anno in più conosce la sensazione che da lettore, si provava nelle ore che precedevano l’uscita settimanale o mensile di una rivista. L’attesa, la curiosità e la ritualità di un appuntamento che, in qualche modo, scandiva il tempo.

Ma cosa hanno rappresentato Domus, Stile e Casa Bella e cosa rappresentano ancora per il nostro mondo? Molto. Pensiamo solo a un personaggio come Gio Ponti che, nel 1941, in piena seconda guerra mondiale, sente l’esigenza e il desiderio di fondare una rivista propria. Perché? Proviamo a scoprire qualcosa in più ripercorrendo la storia di queste tre riviste…

Domus

 

Semplicemente il primo amore di Gio Ponti. È il 1928 (curiosamente lo stesso anno in cui viene fondata Casabella) e il giovane e brillante architetto è in piena ascesa.

La rivista cresce in fretta e diventa un punto di riferimento, ma durante la guerra vengono sospese le pubblicazioni. Arte, libera espressione e regimi non vanno mai d’accordo… Cancellare la voce e il tratto della penna di Ponti non sarà così facile, come vedremo tra poco.

L’amore tra Gio Ponti e Domus non finisce nonostante questo stop forzato. Terminata nel 1947 l’esperienza di Stile, il grande architetto torna alla guida di Domus che porterà avanti dal 1948 al 1976, tre anni prima della sua morte.

Ma il nome di Ponti non è l’unica firma prestigiosa che ha guidato Domus: in quegli anni si alternano Melchiorre Bega, Guglielmo Ulrich. Né la sua storia termina con la scomparsa del suo fondatore.

Anzi. In questi anni Domus ha avviato edizioni internazionali in tutto il mondo, dalla Cina all’India, fino al Messico e nel 2013 è stata completata la catalogazione di oltre 150.000 documenti fotografici.

Gli archivi della rivista Domus sono costituiti da documenti, inediti e non, che spaziano dalla corrispondenza tra i protagonisti a interi reportage fotografici divisi in differenti sezioni legate alla natura e provenienza dei materiali conservati. Un patrimonio culturale di inestimabile valore per il mondo dell’arte e del design.

domus copertine

Lo Stile unico di Gio Ponti

lo stile gio ponti

Ci sono nomi di riviste che restano indelebilmente legati a quello dei loro direttori o fondatori. Per Stile non può che essere così. La rivista, fondata nel 1941 da Gio Ponti che aveva diretto dal 1928 al 1940 Domus è edita da Garzanti. Col tempo, lo seguiranno alcune firme che avevano già scritto per Domus come Lina Bo Bardi.

Il nome della testata non è causale, perché Ponti non cerca solo una nuova voce per parlare di arte e arredamento, bensì uno strumento per creare un nuovo stile di vita.

Stile termina le sue pubblicazioni nel 1947. Sei anni non sono certamente molti. Eppure, in un periodo di tempo così breve, questa pubblicazione è riuscita a costruire una nuova cultura dell’abitare raccontata non solo sotto il profilo tecnico e artistico da architetti e designer ma come movimento culturale più ampio a cui contribuiscono anche letteratura, cinema…

Difficile pensare che in soli 6 anni una rivista sia riuscita ad entrare nella storia del design, eppure la “creatura” di Ponti ce l’ha fatta. Merito di chi lo ha affiancato ma anche – si dice – dello straordinario entusiasmo che lo stesso Ponti metteva per la realizzazione di ciascun numero mensile da quel gennaio 1941 in avanti.

“Stile tiene con stile finché Ponti ne fa il suo ossessionato diario, scrivendo con ventidue pseudonimi, postillando tutto” si legge online sul sito dell’Archivio Gio Ponti. Probabilmente è così.

 

Casabella tra censure e infinite ripartenze

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La storia di Casabella è, in parte, lo specchio dei tempi in cui la rivista nacque. Perché la testata, il cui primo numero uscì nel 1928 con il nome La casa bella e nacque a Torino. “Il primo numero della rivista titolava La casa bella, rivista per gli amatori della casa bella, aveva cinquanta pagine e costava appena 8 lire” (fonte Wikipedia).

Nel 1928 la redazione della rivista venne trasferita a Milano e Guido Marangoni ne assunse la direzione. Nei dieci anni successivi, i cambi alla guida del giornale portarono non solo cambi di testata, ma anche di linea editoriale.

Non dobbiamo dimenticare che quelli sono gli anni del fascismo e, schierarsi apertamente contro il regime criticandone i canoni e le scelte architettoniche non è decisione facile. Anzi.

Resta celebre l’editoriale “Potremo salvarci dalle false tradizioni e delle ossessioni monumentali” del gennaio 1941 (n. 157) con tanto di richiamo ufficiale dell’allora direttore generale della stampa di Gherardo Casini al direttore Pagano.

Ma la storia personale e professionale di Pagano è la storia di un uomo che non si piega. E così, il mese dopo ecco un nuovo, duro attacco al regime con l’editoriale “Occasioni perdute” che causa il sequestro del numero dalle edicole.

Il nome di Giuseppe Pagano è nel libro nero degli uomini in camicia nera e così nel 1943 viene arrestato e, qualche mese dopo deportato nel campo di concentramento di Mauthausen dove morì nell’aprile del 1945. Il Ministero della Cultura Popolare sospese le pubblicazioni di Casabella che riprenderanno solo nel 1946 a guerra finita.

Nonostante le vicissitudini, i tanti cambi di editore e di nome, il mensile Casabella sopravvive, cresce e inaugura perfino uno spazio laboratorio per mostre ed eventi in via Vigevano a Milano. Dal 1996 è guidata da Francesco Dal Co.

Tre riviste che non sono solo un pezzo di storia del design italiano ma che, ancora oggi, rappresentano esempi unici, ognuna a modo proprio, di come si possa fare qualcosa in più che raccontare un mondo, il proprio mondo. Qualunque esso sia.

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Photo credits : ltwid.com, dimanoinmano.it, klatmagazine.it