De Cotiis e il “nuovo brutalismo”

Questa volta vogliamo partire da un articolo apparso su Architecturaldigest.com sulla residenza brutalista di Vincenzo De Cotiis in Italia dal titolo: “Vincenzo De Cotiis Crafts a Serene, Brutalist Residence in Italy

Vi ricordate che, non molto tempo fa, ci eravamo occupati del ritorno del brutalismo? Bene.

E per dimostrare come questa architettura (che la si voglia chiamare brutalismo o nuovo brutalismo) continui ad essere tremendamente affascinante e attuale.

Inquadrare De Cotiis non è semplice perché lui stesso si è definito “onnivoro”, ovvero influenzato da stimoli sempre nuovi e diversi che spaziano dal movimento dell’Arte Povera della fine degli anni ’60 e dei primi anni ’70 e l’opera minimalista di Donald Judd.

Così, quando una coppia di appassionati collezionisti di modernariato ha commissionato a De Cotiis il progetto di questa residenza poco fuori Milano, il risultato è stato un capolavoro brutalista nel quale l’architetto mantovano classe 1958 ha effettuato un viaggio nella memoria, come solo lui sa fare.

I proprietari cercavano eleganza, ma anche una buona dose di privacy. La vicinanza con altre abitazioni ha reso questo compito difficile. La sfida era quella di creare un’architettura che prendesse vita verso l’interno mentre ne schermava quasi l’esterno, dando un senso di protezione e intimità.

Una sorta di bunker contemporaneo, ma solo nelle apparenze. Perché non c’è un’esaltazione della potenza della struttura tramite il cemento bensì qualcosa di nuovo.

Il design di quest’opera è quello che De Cotiis definisce come una sorta di “sistema di volumi ad incastro”. Si accede all’edificio a tre piani dal piano terra (il piano interrato contiene una stanza degli ospiti e una sala hobby) e si entra in un ampio soggiorno che si apre su una terrazza e una piscina. Su un tappeto disegnato da De Cotiis, un paio delle iconiche sedie Lady di Marco Zanuso, progettate nel 1951, si affacciano su un divano curvo vintage. Questi sono affiancati da un lato da una coppia di lampade da terra progettate da De Cotiis, e dall’altro da uno dei suoi tavoli personalizzati; il suo piano in marmo di forma irregolare, posto su gambe in ottone, riesce a sembrare allo stesso tempo resistente e glamour. Un sistema di scaffalature progettato su misura, realizzato in acciaio, ottone e legno riciclato, si trova al centro della stanza e include una scrivania integrata. All’altra estremità della stanza, i gradini salgono a una zona lounge  con posti a sedere modulari personalizzati e una lampada vintage. Oltre al salone, la zona pranzo è arredata con un tavolo personalizzato e sedie in legno, disegnate da De Cotiis, rivestite in velluto Hermès.

La cucina è delimitata da due bellissimi specchi di Fontana Arte

All’esterno, il layout imita i vari livelli degli interni, con la terrazza della piscina che conduce a una zona pranzo all’aperto accessibile anche dalla cucina.

Ma allora basta questo per parlare di un nuovo brutalismo italiano? In realtà, la faccenda è più complessa. Quello che De Cotiis ci mostra non è solo brutalismo così come abbiamo imparato a conoscerlo bensì una nuova sensibilità che non rinuncia completamente al decoro ma che punta sull’esaltazione della materia grezza in un nuovo modello estetico puro e intenso.

Del primo brutalismo, quello degli anni ‘50 e ‘60 del Novecento c’è quel gusto di mettere in vista tutti i componenti materiali dell’architettura. Ma se il brutalismo metteva in discussione i valori estetici dell’architettura di quel tempo attraverso un vero e proprio contrasto, quello espresso oggi (anche da De Cotiis) riesce ad includere nuovi elementi e forme fluide.

Pensiamo solo ad un’altra sua opera come il Design Hotel Straf nel cuore di Milano. Lui stesso, lo ha definito così: “Immagino l´hotel Straf quasi come un’istallazione, un concept da cui sono partito per la scelta dei materiali dai molteplici riferimenti a correnti artistiche contemporanee come l’Arte Povera, mentre il modo di trattarli appartiene a una metodologia progettuale profondamente legata all’etica/estetica che deriva dal riutilizzo e dalla ricollocazione in nuovi contesti, di oggetti e componenti di recupero”.

D’altronde, De Cotiis è un professionista eclettico che, solo pochi mesi fa si è dedicato ad un’avventura totalmente nuova, firmando gli interni del nuovo Grande Magellano, un progetto nautico di design sorprendente er originale, ma sempre capace di rispettare appieno con gli esterni raffinati e senza tempo della Collezione Magellano di Azimut Yachts.

Forse la peculiarità di questo nuovo brutalismo sta proprio nel saper essere un pizzico meno brutale per adeguarsi ai nuovi stili e canoni creativi restando sempre tremendamente affascinante e attuale.

Photo by https://www.architecturaldigest.com/