Carlo Scarpa, il maestro dei grandi

L’architetto  veneziano Carlo Scarpa è diventato insegnante e punto di riferimento per tanti giovani colleghi, eppure…

Carlo Scarpa ha visto e respirato l’arte dal momento in cui ha aperto gli occhi in un caldo pomeriggio del 2 giugno 1906.

Perché nascere a Venezia, diciamocelo, significa vivere circondati da infiniti esempi di bellezza architettonica e artistica. Tanto che qualche animo distratto e superficiale potrebbe persino assuefarsi a tanta bellezza. Ma certo questo non è il suo caso.

Carlo Scarpa non è solo uno dei più grandi architetti e designer di tutto il Novecento ma un pezzo di storia italiana (qui un suo interessante ritratto firmato da Luigi Prestinenza Puglisi su Artribune) che è diventato punto di riferimento per moltissimi suoi colleghi.

Scarpa si diploma in architettura all’Accademia di belle arti nel 1926 e inizia a collaborare con alcuni maestri vetrai di Murano. Non si laurea, ma su questo torneremo più avanti.

Nel 1932 inizia la sua collaborazione con Paolo Venini e lo stesso anno l’azienda realizza l’illuminazione del Palazzo della Borsa di Milano. Due anni più tardi, nel ‘34 Scarpa assume la direzione artistica di Venini, rinnovando il catalogo della vetreria veneziana attraverso una produzione chiara ed elegante.

Parlando di Carlo Scarpa (di cui fu allievo al pari di altri grandi nomi dell’architettura italiana come Mario Botta) Francesco Dal Co una volta disse: “Al di là di quello che si pensa, Scarpa non fu un disegnatore fantastico ma era uno straordinario disegnatore di ornato, cioè di architettura: dominava quella che era la rappresentazione materica e spaziale delle cose, non la figura umana”.

Una tendenza che risulta evidente se si osserva uno dei suoi capolavori come questo tavolo da pranzo in legno e pelle del 1970 per Gritti.

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Scarpa utilizzava il disegno come pensiero, nei disegni imprimeva riflessioni e ragionamenti attraverso una serie concatenata di figure, ma con una logica diversa da quella usuale degli altri architetti, che è di tipo concettuale. E per fare questo non servivano fogli di carta, ma spesso erano sufficienti i pacchetti delle sue sigarette preferite, le inconfondibili Turmac Ovali.

Proseguendo nel suo personale ricordo, Dal Co aggiunge: “Uno dei luoghi comuni, delle leggendo su Carlo Scarpa è che visse tutta la vita da incompreso, con pochi lavori e, solo alla fine della sua carriera venne baciato dal successo. Niente di più sbagliato, perché lui è già in cantiere nel 1925 quando non è ancora diplomato e dieci anni dopo (quando non ha ancora 30 anni – Ndr) gli viene affidato l’incarico più prestigioso per qualsiasi architetto a Venezia: la riforma di Cà Foscari sulla volta del Canal Grande”.

Scarpa svolse anche una grande opera come allestitore, un lavoro certosino durante il quale ogni dettaglio, ogni componente veniva preso in considerazione affinché si potesse mostrare ciascuna opera nella sua completezza. Tanto che nel 1956 gli viene conferito il Premio Olivetti.

Scarpa è un grande disegnatore di caratteri e infatti è lui a firmare quelli del logo Olivetti. Di più: Nel 1958, su incarico di Adriano Olivetti, Scarpa progetta il Negozio Olivetti di Piazza San Marco riuscendo a superare le dimensioni ridotte dell’ambiente, per creare un’opera di grande respiro e trasparenza in cui modernità architettonica e tradizione veneziana convivono con grande armonia nel Negozio, dando vita a “uno dei più limpidi capolavori dell’architettura contemporanee”, secondo la definizione del critico Carlo Ludovico Ragghianti.

La sua opera venne presentata in Italia e all’estero in importanti mostre personali presso il Museum of Modern Art di New York nel 1966, la Biennale di Venezia nel 1968, la Heinz Gallery di Londra, l’Institut de l’Environnement a Parigi, e infine a Barcellona nel 1978.

Non si laureò mai, come abbiamo detto in precedenza, ma fu professore presso l’Istituto universitario di architettura di Venezia tra il 1962 e il 1975. Questo gli creò non pochi problemi problemi con ripetute denunce per esercizio abusivo della professione.

La faccenda si chiuse, per così dire quando gli fu conferita la laurea honoris causa in architettura, ponendo fine a quell’interminabile diatriba sulla legittimità del suo operato professionale che stona col senso più profondo dell’arte stessa.

Una vicenda, anche questa, che ha dell’incredibile, perché il riconoscimento che avrebbe dovuto ricevere nel 1978 fu dato solo 5 anni più tardi alla sua famiglia perché Scarpa, il 28 novembre del ‘78 mentre si trovava in Giappone (a Sendai, per la precisione) scivolò accidentalmente dalle scale dell’albergo e morì poco dopo in ospedale per le conseguenze del grave trauma cranico subito.

Torna alla mente quel celebre passaggio di “Lo Zahir” di Paulo Coelho che recita: “Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino”.