Architettura organica: l’armonia tra uomo e natura secondo Lloyd Wright

  Un nuovo sistema in equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale è davvero possibile? Il sogno di Frank Lloyd Wright

Ci sono storie che si possono raccontare anche dalla fine. E quella di Frank Lloyd Wright è una di queste. Una storia che inizia mezzo secolo dopo la scomparsa del grande architetto e urbanista statunitense avvenuta a Phoenix nel 1959.

Siamo nel 2011 e l’allora il Presidente Barack Obama dichiara l’intenzione degli Stati Uniti di presentare all’Unesco la candidatura delle opere di Frank Lloyd Wright a Patrimonio Mondiale dell’Umanità. (8 di queste sono effettivamente state iscritte nella lista dei patrimoni dell’umanità pochi anni più tardi, esattamente il 7 luglio 2019.

Riavvolgiamo il nastro…

Partiamo da una frase di Jean-Jacques Rousseau: C’è un libro sempre aperto per tutti gli occhi: la natura.

La domanda è: chi di noi è disposto a leggerlo?

Siamo in buona compagnia, anche molti progettisti durante la loro carriera si sono preoccupati più del loro lavoro che del contesto che avrebbe dovuto “accoglierli”.  Wright ha fatto una cosa semplicissima e al tempo stesso di una difficoltà impressionante: ha ribaltato questa prospettiva. Ha deciso che al centro dei suoi progetti ci fosse la natura e che qualsiasi elemento umano e artificiale, qualsiasi, dovesse essere in equilibrio con essa.

Non è ambientalismo spicciolo, ma arte. Filosofia.


L’armonia secondo Frank Lloyd Wright

Una filosofia che ha fatto di Frank Lloyd Wright non solo il “padre” dell’architettura organica ma uno dei più grandi maestri del modernismo. Alcuni lo hanno definito il più grande architetto americano del ventesimo secolo. Probabilmente è così.

D’altronde, tutti sappiamo che Wright è il padre del Guggenheim Museum di New York che è di per sé un’opera d’arte. Talmente meraviglioso che è stato scelto come location per decine di film, come Manhattan di Woody Allen. Ma racchiudere tutta la sua storia (e le sue opere) in un articolo sarebbe impossibile vista la produzione sconfinata. Concentriamoci quindi sul suo rapporto con la natura.

Un rapporto che, probabilmente, ha inizio nel 1893. Un articolo apparso su Domus, infatti, individua proprio nella delusione dall’Esibizione mondiale di quell’anno uno dei punti di svolta. “L’unica eccezione che Frank Lloyd Wright registra alla desolazione della World Exhibition Fair è il piccolo padiglione conosciuto come l’Ho-o-den, un tempio giapponese ricostruito su un’isola artificiale (la Wooded Island), che esercita una fortissima fascinazione sull’architetto”.

organic architecture

Le influenze giapponesi

Già conoscitore di numerose stampe e xilografie provenienti dal Paese del Sol Levante, Wright intensifica il proprio interesse per quella cultura e architettura, che lo porterà non solo a compiere numerosi viaggi in Oriente, ma a vivere per alcuni anni a Tokyo e diventare uno dei massimi collezionisti ed esperti americani di opere grafiche giapponesi.

Le influenzi giapponesi nel suo percorso di architettura organica è evidente. Il critico d’arte Licio Damiani che su Wright scrisse: elemento fondamentale della bellezza – secondo l’autore della Casa sulla cascata – è la “struttura”, intesa come potere magico della forma pura, organizzata, modellata e composta per costruire l’idea attraverso la geometria. Le stampe giapponesi sono dunque uno strumento indispensabile per comprendere la concezione organica dell’architettura di Wright. Esse lo affascinavano per il nitore visivo, i colori piatti, le limpide linee di contorno, l’eliminazione di elementi superflui. Nel contempo – confessò lo stesso Wright – scoprii che l’arte giapponese aveva un carattere veramente organico, era più vicina alla terra, era un prodotto più diretto di condizioni originarie di vita e di lavoro, perciò più vicina al moderno, come io lo vedevo”.

Fallingwater (e non solo)

Ma si può concentrare tutto nell’istantanea della celebre Casa sulla cascata (Fallingwater) progettata progettata e realizzata sul ruscello Bear Run nei pressi di Mill Run in Pennsylvania e considerata uno dei capolavori assoluti dell’architettura organica?

Impossibile guardare questa opera d’arte e non rimanerne ipnotizzati. Forse la sublimazione di quel nuovo sistema in equilibrio tra l’ambiente costruito e l’ambiente naturale che diventano parte di un unico organismo architettonico.

Per raggiungere le “vette” della sua architettura organica, Wright non si limita ad utilizzare i materiali del luogo come la pietra, ma anche e soprattutto una moderna tecnologia espressiva, che nonostante la sua apparente dirompenza si integra meravigliosamente con i suoi volumi nello spazio del luogo.

Ma come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, quella di Wright non fu mai una scelta ambientalista, quanto piuttosto una scelta d’espressione. Personaggio divisivo che, come tutti i grandi o si ama o si odia, in vita fu osannato e aspramente criticato. Perché?

Probabilmente perché solo mediocrità mette tutti d’accordo e non è questo certamente il caso. Ma l’architettura organica non è un movimento dai contorni così definiti. Ognuno degli artisti che, per un periodo della propria carriera ha percorso questa strada (da Alvar Aalto agli italiani Bruno Zevi, Luigi Piccinato e Paolo Soleri) lo ha fatto a modo proprio e con uno stile e influenze personalissime.

guggenheim-new-york

A Kansas City, MO home once described by Frank Lloyd Wright as “a little gem,” will be sold at auction Aug. 12 by Heritage Auctions, HA.com. The 2.965 sq. ft. 3-bedroom/3-bath contemporary estate will sell at a no-reserve auction, regardless of price. The home is 2,965 square feet.Designed by Wright in 1939 for Clarence Sondern as a 900-square foot home, three squares formed what was to become the classic Usonian L-shaped style. The Sondern-Adler House has delighted its stewards for generations

A Kansas City, MO home once described by Frank Lloyd Wright as “a little gem,” will be sold at auction Aug. 12 by Heritage Auctions, HA.com. The 2.965 sq. ft. 3-bedroom/3-bath contemporary estate will sell at a no-reserve auction, regardless of price. The home is 2,965 square feet. Designed by Wright in 1939 for Clarence Sondern as a 900-square foot home, three squares formed what was to become the classic Usonian L-shaped style. The Sondern-Adler House has delighted its stewards for generations


Una canzone per Frank

Un’ultima nota di colore. Simon&Gurfunkel gli dedicarono una canzone dal titolo “So long, Frank Lloyd Wright”. il cui ritornello recita così:

Gli architetti vengono

e gli architetti vanno

non cambiare mai il tuo punto di vista.

Quando non ho ispirazioni

mi fermo un attimo e penso a te.

Gli architetti vengono

e gli architetti vanno

non cambiare mai il tuo punto di vista.

Tutte le volte che abbiamo cercato armonie fino all’alba.

Non avevo mai riso tanto

A presto.

Photo by Pinterest