Alessandro Mendini e la sua Alchimia perfetta

  Attraverso i suoi pezzi unici ha scritto la storia del design industriale. Ma all’uomo che voleva essere Walt Disney non si può chiedere quale fosse il suo lavoro…Mendini è Alchimia pura

E’ passato poco più di un anno da quando Alessandro Mendini è scomparso. Un anno nel quale il mondo è cambiato, probabilmente per sempre.

Per la verità è successo tutto in questi ultimi 4 mesi e, oggi che non vediamo l’ora che questo difficile momento passi, risuonano quanto mai attuali le parole utilizzate da Mendini per raccontare il suo lavoro: “I progetti sono le componenti linguistiche di un puzzle in divenire e mai completo. Il senso va cercato nella progressiva ipotesi utopica di raggiungere una sintesi impossibile. Il senso si trova in questa dinamica espansa, centrifuga e senza fine. Sta in questo pulviscolo, in questo ritmo polifonico il messaggio del nostro lavoro. Una folla di figure piene di contrasti”.

Noi che oggi cerchiamo una sintesi impossibile tra questo maledetto virus e una vita normale e che non vediamo l’ora di tornare a camminare in mezzo ad una folla di figure piene di contrasti.

Mendini, l’uomo dai mille talenti

Per comprendere fino in fondo la portata innovativa delle sue opere, dobbiamo partire dalla vita e dalla formazione di un uomo dalle mille passioni e dai molti talenti: architetto,  artista, designer e design manager, teorico e giornalista.

Nato a Milano nel 1931, si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1959 inizia subito la professione nello studio Nizzoli. Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo di architettura e design: dirige prima Casabella, poi Modo e Domus. Un’avventura editoriale figlia di quella voglia incontenibile di comunicare le sue istanze di rinnovamento del mondo del design al più vasto pubblico possibile.

Mendini non voleva solo realizzare pezzi unici, voleva parlare al mondo in modo poliedrico. E lo ha fatto… Forse perché voleva che tutti potessero ascoltare. Chissà.

Il primo amore non si scorda mai

Ma il primo amore non si scorda mai. Così, alla fine degli anni ’70 la voglia di disegnare e progettare lo riporta in studio. Nel 1979 entra nel Gruppo Alchimia con Ettore Sottsass, Lapo Binazzi e Paola Navone, il laboratorio di design radicale fondato tre anni prima da Adriana e Alessandro Guerriero che ha ridefinito il concetto di design puntando alla creazione di oggetti per puro piacere artistico, con riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di fuori della produzione industriale e della loro utilità pratica. Con Alchimia realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture.

Già, il puro piacere artistico. La chiave di un rinnovamento epocale passa anche da qui. Ed è per questo piacere che ogni salto mentale e artistico disegna degli alfabeti con elementi visivi geometrici.

Basta dare un’occhiata a questa cassettiera Ollo per Alchimia Design realizzata negli anni ‘80. Un oggetto dal design unico fin dal primo impatto con una particolarità: dal corpo centrale esce un tavolo di supporto con ruote che ne consente il movimento trasformandolo in una sorta di piccola “scrivania portatile”.

Design e controdesign: perché con Alchimia, Mendini sperimenta la contraddizione della mercificazione dell’oggetto, attribuendo a quest’ultimo una vita. E, spesso, perfino una morte.

Studio Alchimia”, uno dei centri più vitali ed innovativi del design italiano di post-avanguardia, fondato a Milano dall’architetto e designer Alessandro Guerriero nel 1976. “Alchimia” fu un laboratorio dove architetti, designer quali: Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Paolo Navona e altri hanno dato vita a sperimentazioni fantastiche. Esemplare ben conservato. Mendini si è impegnato a far sì che il design esprimesse una posizione polemica o didascalica piuttosto che fornire un insieme di proposte per il rinvigorimento del design come strumento positivo di cambiamento sociale e culturale.

Mendini, l’uomo che voleva essere Walt Disney

“Volevo essere Walt Disney” è un ottimo mezzo per conoscere e comprendere Alessandro Mendini. Il documentario teatrale diretto da Francesca Molteni uscito nel 2016 ci fa entrare in un universo parallelo, ironico e tragico, personale e capace di parlare al mondo, in tutte le lingue. Un universo dove architettura arte design, scrittura e critica si fondono e si confondono dando vita ad un progetto nuovo.

Ma come ha più volte ripetuto lo stesso Mendini non esiste staticità in un progetto che ha una sua vita e, come tale, vive una continua, costante trasformazione.

Per la sua attività di designer ha ricevuto due volte il Compasso d’oro, nel 1979 e nel 1981, inoltre ha ricevuto l’European Prize for Architecture Awards nel 2014 ed e’ stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres in Francia. Da architetto Alessandro Mendini ha progettato il Groninger Museum in Olanda e la Torre del paradiso a Hiroshima.

Mendini: “non chiedetemi qual è il mio mestiere…”

Nel 2015, durante una lezione all’Accademia Di Belle Arti di Frosinone, Alessandro Mendini ha detto: “Se mi si chiede che mestiere faccio, onestamente non so rispondere. Il mio è un lavoro eclettico, estremamente dispersivo… Un labirinto di situazioni, di ricerca condotto sempre sul filo delle trasformazioni di quello che sto facendo”. Non male come risposta per un artista con oltre mezzo secolo di lavoro sulle spalle. “A mio parere il senso che possiamo dare al nostro lavoro è prima di tutto estetico. Lavorando sul bello lavoriamo positivamente sulla società. Mi rendo conto che è limitativo, ma credo che sia giusto che ognuno faccia bene quello che sa fare senza uscire dai confini della propria vocazione”.